Manovra 2027: il forfettario in Italia sale a 100.000 euro. Ma quanto cambia davvero per imprenditori e professionisti?

Costi Aziendali

La Manovra 2027 introduce una modifica importante per lavoratori autonomi e professionisti: la soglia del regime forfettario viene portata da 85.000 a 100.000 euro di ricavi ai fini delle imposte sui redditi.

A prima vista, l’aumento sembra significativo: circa il 17,6%.

Ma quanto rappresenta davvero un vantaggio reale?

Per rispondere bisogna considerare un elemento spesso trascurato: la soglia di 85.000 euro è in vigore dal 2023 e, nel frattempo, inflazione e costi aziendali sono aumentati.

In altre parole, una parte dell’aumento della soglia non rappresenta un vero ampliamento della capacità economica del professionista, ma può essere letta come un adeguamento al nuovo livello dei prezzi.

Soglia precedente

Incremento nominale

Nuova soglia proposta

Da 85.000 a 100.000 euro: aumento reale o semplice adeguamento?

Nel 2023 l’inflazione media italiana è stata particolarmente elevata e, negli anni successivi, il livello generale dei prezzi ha continuato a crescere.

Considerando l’aumento cumulato del costo della vita, gli 85.000 euro del 2023 equivalgono oggi, a titolo indicativo, a circa 95.000 euro.

Questo significa che, dei 15.000 euro di aumento nominale della soglia, una parte significativa serve semplicemente a compensare la perdita di potere d’acquisto subita negli ultimi anni.

L’incremento effettivo della soglia, in termini reali, è quindi molto più contenuto di quanto suggerisca il confronto nominale tra 85.000 e 100.000 euro.

E per chi gestisce un’attività economica, il problema può essere ancora più evidente.

Il fatturato cresce, ma non necessariamente cresce il reddito reale

Il regime forfettario utilizza il fatturato come criterio per determinare l’accesso al regime.

Negli ultimi anni molte componenti del costo di impresa sono aumentate: energia, affitti, trasporti, software, consulenze, servizi professionali, assicurazioni e costo del personale.

Per questo motivo un professionista può essere costretto ad aumentare il proprio fatturato semplicemente per mantenere lo stesso margine reale.

Un’attività che nel 2023 fatturava 80.000 euro, ad esempio, potrebbe dover avvicinarsi oggi ai 90.000 o 95.000 euro soltanto per compensare l’aumento dei costi.

Da questo punto di vista, il nuovo limite di 100.000 euro appare meno come una rivoluzione fiscale e più come un adeguamento parziale alle nuove condizioni economiche.

Cosa cambia concretamente con il nuovo forfettario

La Manovra 2027 amplia la possibilità di rimanere nel regime forfettario ai fini dell’imposta sul reddito fino a 100.000 euro.

Tra 85.000 e 100.000 euro, tuttavia, si applicano gli obblighi IVA.

La proposta introduce soglie differenti per le imposte sui redditi e per l’IVA. La tabella seguente ne riassume il funzionamento previsto.

Ricavi o compensi annuiImposte sui redditiIVA
Fino a 85.000 €ForfettarioEsonero IVA
Oltre 85.000 € fino a 100.000 €ForfettarioRegole IVA ordinarie, secondo le soglie applicabili
Oltre 100.000 € fino a 115.000 €Uscita dal forfettario dall’anno successivoUscita immediata dalla franchigia IVA
Oltre 115.000 €Uscita immediata dal forfettarioRegime IVA ordinario

Nota normativa: la tabella sintetizza le disposizioni proposte dall’articolo 9 del disegno di legge di Bilancio 2027. Il testo è ancora all’esame del Parlamento e potrà subire modifiche. La fonte ufficiale è disponibile sul sito della Camera dei Deputati — A.C. 3174-bis

La misura offre quindi un margine ulteriore, soprattutto ai professionisti che oggi si trovano vicini al limite degli 85.000 euro.

Per chi rimane stabilmente sotto quella soglia, cambia poco.

Per chi invece supera regolarmente i 100.000 euro, la questione della struttura fiscale dell’attività resta sostanzialmente aperta.

Quando il confronto con la Bulgaria diventa interessante

È proprio in questa fase che il confronto con altri Paesi dell’Unione Europea può risultare rilevante.

La Bulgaria applica un’imposta societaria ordinaria del 10% sugli utili e un’imposta personale proporzionale del 10%.

Sui dividendi distribuiti a persone fisiche si applica generalmente un’imposta del 5%.

Questo non significa che trasferire un’attività in Bulgaria sia sempre conveniente.

Per un piccolo professionista che può rimanere nel regime forfettario italiano, il sistema italiano può continuare a essere molto competitivo.

In particolare, la Bulgaria può diventare interessante quando il professionista o l’imprenditore:

  • supera stabilmente i limiti del regime forfettario;
  • passa da attività individuale a società;
  • reinveste una parte importante degli utili;
  • assume dipendenti o collaboratori;
  • lavora principalmente con clienti internazionali;
  • può sviluppare una reale presenza operativa in Bulgaria.

In questi casi, la differenza non riguarda soltanto l’aliquota fiscale.

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Non solo tasse: conta anche il costo complessivo dell’attività

Un confronto corretto tra Italia e Bulgaria non dovrebbe limitarsi a osservare il livello delle imposte.

Il vero risultato economico dipende da quanto rimane dopo aver considerato:

  • costi operativi;
  • contributi previdenziali;
  • imposte;
  • costo del personale;
  • affitti;
  • utenze;
  • servizi;
  • costo della vita dell’imprenditore.

Ed è proprio questo uno dei punti più rilevanti nel confronto tra Italia e Bulgaria.

La Bulgaria mantiene in molti settori costi operativi e costo della vita inferiori rispetto all’Italia.

Per un’impresa che può realmente trasferire parte delle proprie attività, questo può tradursi in una maggiore capacità di reinvestire utili, assumere personale o finanziare la crescita.

Il vantaggio bulgaro aumenta con la crescita dell’impresa

Il punto più interessante è quindi questo: la Bulgaria non è necessariamente più conveniente nella fase iniziale dell’attività.

Anzi, per un professionista italiano che beneficia del regime forfettario, il vantaggio fiscale può essere limitato.

Ma man mano che l’attività cresce, la situazione cambia.

Quando il fatturato supera stabilmente le soglie dei regimi agevolati italiani, quando nasce una struttura societaria e quando aumentano i costi di organizzazione, la differenza tra i due sistemi può diventare molto più significativa.

Da questo punto di vista, la nuova soglia di 100.000 euro rinvia il momento in cui il professionista deve interrogarsi sulla struttura della propria attività, ma non elimina il problema.

Aprire una società in Bulgaria non significa automaticamente essere tassati in Bulgaria

Esiste però un punto fondamentale.

Bisogna considerare dove si svolge realmente l’attività, dove si prendono le decisioni strategiche, dove si trova la direzione effettiva della società e dove opera l’imprenditore.

Per questo motivo, il confronto ha senso soltanto quando si parla di un effettivo trasferimento dell’attività o dello sviluppo di una presenza economica effettiva in Bulgaria.

La scelta deve quindi essere valutata non come un semplice strumento fiscale, ma come una decisione imprenditoriale.

Conclusione

L’aumento della soglia del regime forfettario da 85.000 a 100.000 euro offre certamente più spazio a professionisti e lavoratori autonomi italiani.

Ma osservato alla luce dell’inflazione e dell’aumento dei costi aziendali, il vantaggio reale appare più contenuto di quanto suggerisca il dato nominale.

Per chi rimane nel regime forfettario, l’Italia può continuare a essere competitiva.

Per chi, invece, supera stabilmente quelle soglie, crea una struttura societaria, reinveste gli utili o opera già su mercati internazionali, il confronto con altri Paesi europei torna ad avere senso.

La Bulgaria, con una fiscalità più semplice e una struttura di costi generalmente inferiore, può rappresentare un’alternativa interessante.

Ma solo quando la scelta è reale, economicamente motivata e correttamente strutturata.

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